Le start up innovative rappresentano società neocostituite ad alto potenziale di crescita, che solitamente assorbono molta liquidità nei primi anni di vita, per finanziare lo sviluppo, a fronte di attività raramente utilizzabili come garanzia. Ciò le rende poco appetibili per gli intermediari bancari tradizionali, di norma rimpiazzati nella fase di seed e scale up da altri intermediari specializzati come i fondi di venture capital o private equity, che diversificano il loro portafoglio, fondando le proprie strategie su un exit pluriennale con forti incrementi di valore attesi dagli investimenti che sopravvivono ad una selezione darwiniana. La valutazione di una start up è intrinsecamente problematica, a causa della novità del business e del settore (che ne incorpora i connotati di innovatività, che non consentono di trarre utili indicazioni di natura storica), nonché per la natura della struttura aziendale e del modello di business. Gli scenari della valutazione cambiano molto nelle diverse fasi di vita di una start up, durante le quali variano, anche sensibilmente, i ricavi, i costi, il circolante, gli investimenti, i flussi di cassa e l’indebitamento verso soci e, in prospettiva, terzi finanziatori.
https://www.researchgate.net/publication/348936918_La_valutazione_delle_start_up
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