Nei primi anni della loro vita, le start-up sono tipicamente prive di indebitamento, non essendo in grado di generare flussi di cassa positivi o di concedere garanzie adeguate. Il capitale raccolto risulta pertanto riferibile al patrimonio netto (equity), che rappresenta il serbatoio di cassa che consente alle start-up di sopravvivere sino a quando maturano un surplus di liquidità. Quando una start-up raggiunge la sua maturità e il break-even finanziario, grazie anche alla finanza ponte di intermediari specializzati (venture capital, private equity, finanza agevolata), può iniziare a indebitarsi. Ciò rappresenta un importante traguardo, riservato alle scale-up che sopravvivono alla selezione darwiniana, oltrepassando la «valle della morte» (che comporta l’azzeramento della liquidità e del patrimonio netto).
Le start up innovative rappresentano società neocostituite ad alto potenziale di crescita, che solitamente assorbono molta liquidità nei primi anni di vita, per finanziare lo sviluppo, a fronte di attività raramente utilizzabili come garanzia. Ciò le rende poco appetibili per gli intermediari bancari tradizionali, di norma rimpiazzati nella fase di seed e scale up da altri intermediari specializzati come i fondi di venture capital o private equity, che diversificano il loro portafoglio, fondando le proprie strategie su un exit pluriennale con forti incrementi di valore attesi dagli investimenti che sopravvivono ad una selezione darwiniana. La valutazione di una start up è intrinsecamente problematica, a causa della novità del business e del settore (che ne incorpora i connotati di innovatività, che non consentono di trarre utili indicazioni di natura storica), nonché per la natura della struttura aziendale e del modello di business. Gli scenari della valutazione cambiano molto nelle diverse fasi di vita di una start up, durante le quali variano, anche sensibilmente, i ricavi, i costi, il circolante, gli investimenti, i flussi di cassa e l’indebitamento verso soci e, in prospettiva, terzi finanziatori.
https://www.researchgate.net/publication/348936918_La_valutazione_delle_start_up
Traditional business planning follows a managerial top-down approach where forecasts are conceived within the firm and occasionally compared with market returns. The increasing availability of timely big data, sometimes fueled by the Internet of Things (IoT), allows receiving continuous feedbacks that can be conveniently used to refresh assumptions and forecasts, using a complementary bottom-up approach. Forecasting accuracy can be substantially improved by incorporating timely empirical evidence, with consequent mitigation of both information asymmetries and the risk of facing unexpected events. Network theory may constitute a further interpretation tool, considering the interaction of nodes represented by IoT and big data, mastering digital platforms, and physical stakeholders. Artificial intelligence, database interoperability, and data-validating blockchains are consistent with the networking interpretation of the interaction of physical and virtual nodes. Flexible real options represent a natural by-product of big data consideration in forecasting, representing an added value that improves Discounted Cash Flow metrics. The comprehensive interaction of big data within networked ecosystems eventually brings to Augmented Business Planning.
https://www.researchgate.net/publication/346442792_THE_INTERACTION_OF_BIG_DATA_FLEXIBLE_OPTIONS_AND_NETWORKED_ECOSYSTEMS_IN_AUGMENTED_BUSINESS_PLANNING
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